Libri
Elisabetta Sgarbi è Direttore Editoriale della Bompiani
Da sempre attenta alla produzione letteraria più anticonvenzionale e di frontiera, ha dedicato ampio spazio alle letterature cosiddette minori e agli scrittori emergenti - e da una letteratura minore, quella brasiliana, proviene Paulo Coelho, proposto al pubblico italiano nel 1995 e diventato un fenomeno mondiale.
Tra gli autori pubblicati, oltre ad Amin Maalouf e Hanif Kureishi, figurano il premio Nobel José Saramago e il vincitore del Premio Pulitzer 1999 Michael Cunningham.
L'interesse per le voci "altre" rispetto al Canone occidentale si è espresso, per esempio, attraverso la pubblicazione di opere del marocchino Abdellah Hammoudi, dei turchi Ahmet Altan e Serdar Ozkan, del pakistano Mohammed Hanif, dell'algerino Amin Zaoui, dell'iraniana Parochista Khakpour.
Tra gli italiani, ha pubblicato Edoardo Nesi fin dal suo esordio, enrico ghezzi, Antonio Rezza e Carmelo Bene, e ancora, Andrea De Carlo, Pino Roveredo, Diego Marani, Flavio Soriga, Paola Capriolo, Alain Elkann, Chiara Gamberale, Sandro Veronesi, Camilla Baresani, Mario Fortunato, Paolo Nori.
Nella collana Overlook ha ospitato inchieste di Sandro Veronesi sulla pena di morte, le memorie di Aleida March, moglie di Che Guevara, ricerche storiche di Pierluigi Panza sulla vita di Piranesi, saggi sulla resistenza birmana di Carmen Lasorella.
Per la collana dei Saggi, a parte le geniali Storie della bellezza e della bruttezza di Umberto Eco, sono usciti libri sulla filosofia dei Greci di Roberto Peregalli, opere di divulgazione scientifica del Premio Nobel Thomas C. Schelling, ricche ricostruzioni storiografiche di Orazio Cancila sulla leggenda dei Florio, opere inedite sull'età romantica del grande storico Isaiah Berlin.
Nelle collane dei Passaggi e degli Assaggi Bompiani ha ospitato lavori di Tahar Ben Jelloun, Maurizio Ferraris, Corinne Maier, Michel Houellebecq, Osho, mentre nelle collane dei Grandi Passaggi e dei Grandi Assaggi sono apparse opere di Remo Bodei, Roberto Ippolito, Pietrangelo Buttafuoco, Dario Antiseri e Giulio Giorello, Paolo Berizzi, Annamaria Bernardini de Pace.
Nel 1990, insieme a Pier Vittorio Tondelli, Alain Elkann e Elisabetta Rasy, ha fondato Panta, rivista letteraria unica nel panorama italiano e articolata in volumi quadrimestrali monografici, ricchi di interventi, racconti, testimonianze, frammenti, visioni di scrittori esordienti come di premi Nobel.
Elisabetta Sgarbi ha curato personalmente, tra gli altri, i numeri Panta Sesso (con Alain Elkann, 1991), Panta Notte (con Vincenzo Pardini, 1993), Panta Conversazioni (con Alain Elkann, 1997), Panta Visioni (con Francesco Casetti, 2008).
Sempre per Bompiani, ha inventato la collana inVersi (volumi con cd allegato curati insieme ad Aldo Nove) che unisce poesia, recitazione e musica. In questa collana è stato pubblicato, tra gli altri, Casual sex del performer inglese Murray Lachlan Young.
Nel 1994 ha pubblicato, in anteprima internazionale, Ladro di sguardi, volume che raccoglie le fotografie scattate da Stanley Kubrick per la rivista "Look" tra il 1945 e il 1949.
Nel 2005 pubblica Il sopravvissuto di Antonio Scurati (Premio Campiello ex aequo con Pino Roveredo per i racconti di Mandami a dire, usciti sempre per i tipi Bompiani), iniziando una collaborazione con questi due autori che si è arricchita di vari titoli negli anni (gli ultimi volumi: Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati e Attenti alle rose di Pino Roveredo, entrambi del 2009) e nel 2007 inaugura la collana Agone, curata dallo stesso Scurati e presentata come luogo ideale per "riportare lo spirito agonistico nel campo culturale, sia coltivando un'idea di eccellenza sia offrendo una palestra editoriale per esercitare inedite forme di impegno intellettuale, che non passino più attraverso le appartenenze politiche, o gli schieramenti ideologici, ma attraverso il lavoro culturale considerato in se stesso come forma di militanza etica, sociale, civile".
Tra i titoli pubblicati, Igino Domanin, Apologia della barbarie, Daniele Giglioli, All'ordine del giorno è il terrore, Andrea Kerbaker, Lo stato dell'arte, Telmo Pievani, In difesa di Darwin, Gabriele Pedullà, In piena luce, Alessandro Zaccuri, In terra sconsacrata, Marco Marzano, Cattolicesimo magico, oltre a libri di Luca Canali e Brunello Vandano.
Nel 2009 inaugura la collana Faq Books, una serie di libri tematici in cui l'autore elabora una serie di domande e articolate risposte che aiutano il lettore ad addentrarsi nel vivo di un determinato argomento di attualità e interesse comune.
Nel 2008 viene pubblicato “Non chiederci la parola – Il Gran Teatro montano del Sacro Monte di Varallo”, secondo capitolo della Trilogia sull’arte sacra, con testi Edward Carey, Giovanni Testori, Juan de la Cruz, Vittorio Sgarbi, Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, e con la voce di Toni Servillo
Nel 2009 esce “L’ultima salita. La Via Crucis di Beniamino Simoni”, ultimo capitolo della Trilogia, con musiche di Franco Battiato, a cui si intrecciano i testi di Giovanni Testori, Vittorio Sgarbi, Erri De Luca, Remo Bodei, Emanuele Severino, Tahar Ben Jelloun, e la voce di Toni Servillo.
Nel 2010 viene pubblicato “Raffaello. La stanza della Segnatura”. Per la prima volta, dopo oltre quarant’anni, viene concessa una ripresa integrale della Stanza, in Vaticano. Dieci giorni di lavoro, un occhio puntato sui più famosi affreschi di Raffaello, che contrassegnano la fase matura dell’epoca umanistico-rinascimentale. Sulle musiche di Matteo Ramon Arevalos, scopriamo i testi di Giovanni Reale ed Elisabetta Sgarbi, con la voce recitante di Andrea Renzi.
Nel 2010 esce, dvd + libro, “Dimenticare Tiziano” – Girolamo Romanino a Pisogne”. Su testi di Giovanni Testori e Vittorio Sgarbi, una ricognizione appassionata di uno dei capolavori dell’arte cinquecentesca, che svela un Cristo diverso dalle immagini canoniche, un Cristo popolare che muore in mezzo al popolo, alla folla “cagnaresca e chiassosa” fissata per sempre dalle parole di Testori. Musiche di Guillermo Vaz, George Crumb, Olivier Messiaen.
Nel 2010 esce, sempre in dvd+ libro, “La Madre e la Croce. Il Santuario di Mongiovino e la Crocifissione di Città della Pieve”. Su musica di Franco Battiato e testi di Teodorico Moretti Costanzi e Vittorio Sgarbi, si svela allo sguardo l’architettura del Bramante, l’immensa struttura del santuario a forma di croce greca, e il ciclo di affreschi, un fondamento luminoso del culto mariano, in cui Crocifissione, Deposizione, Resurrezione e Assunzione ricapitolano il senso della fede cristiana, eternamente in bilico tra coscienza umana e slancio mistico.
Nel 2011 il film “Se hai una montagna di neve tienila all’ombra”, un viaggio nella cultura italiana da Milano alla Sicilia, viene presentato alla 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sollecitati da Edoardo Nesi e da Eugenio Lio, intellettuali di oggi, ma senza trascurare anche la voce del popolo e degli “ultimi”, fanno il punto sul senso di una parola abusata: Franco Battiato, Remo Bodei, Pietrangelo Buttafuoco, Lucio Dalla, Umberto Eco, Enrico Ghezzi, Antonio Gnoli, Piero Guccione, Francesco Merlo, Laura Morante, Giovanni Reale, Antonio Rezza, Manlio Sgalambro, Vittorio Sgarbi, Sandro Veronesi e molti altri ancora…
Il film, uscito in dvd + libro, viene anche trasmesso da Rai Cinema, che figura tra i produttori.
Nel 2011 esce, in dvd + libro, il film “Lotta silenziosa”, un dialogo fra lo scrittore Edoardo Nesi, Premio Strega 2011 con “Storia della mia gente” (Bompiani), e il pittore Andrea Martinelli, con musiche di Franco Battiato, Johannes Brahms ed Enrico Fabio Cortese. Il segno e la sua potenza in vista della rappresentazione dell’infinità naturale, la religione, la verità e la maschera: questi alcuni dei temi.
Nel 2011 Edoardo Nesi, con “Storia della mia gente”, vince il Premio Strega, che corona il successo che il pubblico dei lettori ha riservato a questa originalissima storia scaturita dall’esperienza vissuta di un uomo e scrittore capace di osservare senza dogmi e pregiudizi i costumi del suo paese e dell’Italia stessa.
Tra gli altri libri, nel 2012 esce “La casa sopra i portici”, autobiografia di Carlo Verdone, uno dei più grandi registi e attori italiani.
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Nel 1999 ha scritto insieme al fondatore dei Momix, Moses Pendleton, il libro-intervista Salto di gravità (Olivares).
Ha curato la pubblicazione di Ressurga da la tumba di Pietro Andrea de' Bassi (1986) e del Frasario essenziale (per passare inosservati in società) di Ennio Flaiano (con Vanni Scheiwiller, 1986)
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“La notte che si sposta – Gianfranco Ferroni” (2002). Presentato alla 59° Mostra Internazionale d'Arte di Venezia, è un film che intende accompagnare lo spettatore nella ricostruzione del processo di rarefazione dello sguardo che caratterizza la ricerca espressiva di questo artista: le stanze vuote del suo studio, la polvere sedimentata dal tempo, gli scorci di luce, il balenare di un senso ipotetico nella totale assenza, il buio che si squarcia. Un percorso in quell’apparente caos che per Ferroni stesso era una “percezione di perfezione”.
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“Fantasmi di voce – Antonio Stagnoli” (2003). Commissionato dal gallerista Arialdo Ceribelli, un film che ricrea l’atmosfera espressionista dell’opera di Stagnoli, pittore sordomuto di Bagolino: il senso di immedicabile fatica e dolore che traspare dalle sue chine, dalle matite, gli oli, i pastelli, le incisioni viene riproposto dalla macchina da presa, con un’attenzione ossessiva per le metamorfosi della materia. Quello di Stagnoli è un regno oscuro, un buio dell’anima profonda delle cose, e quest’anima egli la cerca e trova nell’orizzonte limitato dei volti, dei gesti, delle posture di uomini e donne semplici, contadini della sua terra. Contadini mitici che, come gli animali, appartengono al Regno delle Madri.
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“La luce della ragione” (2004). Il film, commissionato dall’Istituto Regionale Ville Venete, si presenta come una trasfigurazione poetica della realtà oggettiva. La lentezza letargica della macchina da presa restituisce il mistero incolmabile delle ville palladiane, e l’oggetto si riflette nelle lenti di una guida, Vittorio Sgarbi, a cui è dovuto il commento che si fa nel momento stesso del cammino filmico, quasi che l’immagine scaturisse direttamente dalla sua stessa voce. Il filtro rosso domina su tutto, e grazie a esso il bianco e nero naturale delle ville emerge nel suo potere accecante, come una nuova epifania.
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“Notte senza fine – Amore tradimento incesto” (2004). Interpretato da Anna Bonaiuto, Laura Morante, Galatea Ranzi, Toni Servillo, e distribuito dall’Istituto Luce, è un esempio di “cinema/teatro di parole”. Le parole sono quelle tratte dai testi di Tahar Ben Jelloun, Amin Maalouf e Hanif Kureishi. E’ un lavoro che attraverso un sistema di studiatissimi primi piani e uno sfondo che vede la luce come emergenza da un buio quasi primordiale, consente alle voci/figure narranti di porre in tutta la loro drammaticità i classici, infiniti temi dell’amore nel suo confrontarsi con la morte, della gelosia ossessiva, del rapporto ambiguo tra un padre e una figlia. Un’immobilità filmica voluta lascia aperto un varco ai mille fiumi delle parole umane.
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“Tresigallo. Dove il marmo è zucchero” (2006). Il film, basato su una sceneggiatura di Diego Marani, è una riscoperta del paese dell’infanzia di Marani. Un capolavoro dell’architettura razionalista: strade diritte, piazze tonde, portici illuminati dal sole, una geometria che pare irreale e forse proprio per questo si apre alle suggestioni di una sacralità antica, popolare, che si riverbera poi sui visi degli abitanti, così come delle cose inanimate. E misterioso diviene allora anche pedalare in bicicletta, immersi nel silenzio troppo forte di una campagna la cui fisionomia pura si sta forse perdendo.
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“Apparizioni. Mathias Gruenewald” (2006). Un film incentrato sulla celebre Pala dell’Altare di Isenheim, ora nel Museo di Unterlinden a Colmar. L’opera, destinata in origine a sollecitare la fede e la devozione dei monaci e dei sofferenti, riemerge nel suo splendore espressivo e nella sua forza estetica e concettuale grazie al baluginare di una torcia che passo dopo passo svela come fosse la prima volta i dettagli e l’insieme di questo capolavoro: il Cristo martoriato, la Madonna con gli occhi chiusi, protetta dal suo stesso dolore oltreumano, i mostri che tentano Sant’Antonio. Un polittico della fede e delle sue vie per un’esperienza visiva totale.
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“Le nozze nascoste o La Primavera di Sandro Botticelli” (2007). Ispirato a un saggio del professor Giovanni Reale e avvolto dalle luci di Elio Bisignani e dalla musica di Roberto Cacciapaglia, il film è una lettura lirico-evocativa dei simboli che le figure svelano e insieme occultano: la Sapienza, l’Eloquenza. Un velo viene sovrapposto al quadro, che ne risulta animato di nuova vita, e un turbine di petali, bianchi, gialli e rossi, giunge a coronare la visione, a trasformarla in una visione allegorica che crea un quadro, e anzi nuove forme all’interno del quadro di partenza: a dire la molteplicità irriducibile dei livelli di lettura.
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“Il pianto della statua” (2007). Commissionato dalla Regione Emilia Romagna, il film, dedicato ai Compianti, grandi capolavori scultorei dell’arte rinascimentale, dà voce e corpo a un cinema basato sull’idea della metamorfosi, in cui le statue di Niccolò dell’Arca, di Guido Mazzoni e di Antonio Begarelli, illuminate dalla macchina da presa, divengono statue d’acqua, statue vive, attori di un cinema notturno, dove il dolore sacro viene espresso appunto dalla loro liquidità, dal loro mutare e scorrere come fa l’acqua, simbolo primordiale delle lacrime e quindi dello stesso dolore. I testi che accompagnano il film, nati dalla capacità di identificazione di importanti cineasti mondiali come Michail Cimino e George Romero, e di scrittori di diversa provenienza come Vittorio Sgarbi, Antonio Scurati, Diego Marani, Pino Roveredo e Lucrezia Lerro, sanciscono quel legame fra arte, cinema e letteratura che le voci tese fino quasi alla rottura di Anna Bonaiuto e Toni Servillo ritraducono e riconvertono poi in puro teatro vivente.
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“Belle di notte” (2008). Un temporale provoca una sospensione nell’erogazione della luce elettrica durante una visita di Vittorio Sgarbi e del regista Luciano Emmer alla collezione di via dell’Anima, a Roma. Il film è tutto concentrato sulla torcia che illumina a tratti e scorci i capolavori della collezione, e sulle voci della coppia di “pellegrini” che si addentrano nei misteri delle opere di Jacopo da Valenza, Pietro Liberi, Ignazio Stern, Alessandro Tiarini. Un viaggio notturno, un sogno a occhi aperti, nella “buità” (come l’ha definita Emmer) che diventa insostituibile occasione per “vedere” veramente l’arte.
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Non chiederci la parola – Il Gran Teatro montano del Sacro Monte di Varallo (2008).
E' una storia sacra tutta umana quella che il Sacro Monte di Varallo, nei capolavori di Gaudenzio Ferrari, di Tanzio da Varallo, di Gherardini, di Morazzone, del Ceranino ci consegna, e che lo sguardocinema, come in una salita, si affanna a voler cogliere.
Ci si avvicina là, dove gli occhi del visitatore non possono arrivare, oltre le grate, i vetri, i confini che proteggono e allontanano questi statue/dipinti/persone, ci si confonde tra di essi, abitando le loro case/cappelle e incontrando a uno a uno tutti i personaggi di questa folla pietrificata.
Ognuna delle 44 cappelle rappresenta, con affreschi (circa 4000 figure) e con gruppi di statue (circa 400), scene della vita di Gesù e di Maria. I testi di questo secondo capitolo della Trilogia sull’arte sacra, di Edward Carey, Giovanni Testori, Juan de la Cruz, Vittorio Sgarbi, Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, con la voce di Toni Servillo, inviano la luce delle parole alla magia dei corpi scolpiti e ce la restituiscono, densa di tutta la storia e l’allegoria che esse contengono. -
L’ultima salita. La Via Crucis di Beniamino Simoni (2009)
Terzo episodio della Trilogia sull’arte sacra, “L’ultima salita” ci porta nel cuore del ’700, in Valle Camonica, dove il Parroco Gualeni commissiona all’artista di Fresine 14 cappelle di statue lignee e di stucco sul Calvario di Cristo.
Ancora una volta, si segue la via indicata da Giovanni Testori, tra i primi, se non il primo, a entrare nel misterioso mondo dell’artista della Valsaviore e a interpretare il paradosso di questo grande capolavoro della scultura italiana, la Via Crucis, improvvisamente abbandonato e completato, poi, in loco, dai fratelli Fantoni.
Il lungometraggio restituisce, per la prima volta, la pienezza della “Scala Santa” della Via Crucis, come doveva essere nell’originario progetto di Simoni. Esso, infatti, non solo fa vedere tutta la siderale distanza tra i manufatti di Simoni, drammatici, tragici, rivoluzionari, dirompenti, e quelli dei Fantoni, sempre depotenziati nelle forme del grottesco; ma il film ricolloca anche il Compianto del Simoni nel luogo in cui doveva essere, la cappella 14 (ora abitata da una scultura ottocentesca). Alle musiche di Franco Battiato si intrecciano i testi di Giovanni Testori, Vittorio Sgarbi, Erri De Luca, Remo Bodei, Emanuele Severino, Tahar Ben Jelloun, e la voce di Toni Servillo. -
Raffaello. La stanza della Segnatura (2010)
Per la prima volta, dopo oltre quarant’anni, è stata concessa una ripresa integrale della Stanza della Segnatura, in Vaticano. Dieci giorni di lavoro, un occhio puntato sui più famosi affreschi di Raffaello, che contrassegnano la fase matura dell’epoca umanistico-rinascimentale.
Una sola è la Verità, a cui si giunge attraverso l’arte, la filosofia e la religione. L’arte è la via verso la bellezza: ecco il Parnaso; la filosofia è il cammino tortuoso e impervio della ragione: ecco La Scuola di Atene; la religione è il santuario della fede: ecco La Disputa.
La logica della visione è qui l’indugio sui particolari, realizzato attraverso un mosaico di strettissimi primi piani che restituisce la perfetta geometria della concezione originale di Raffaello. Averroè, l’arabo meraviglioso; la costruzione di una cattedrale che sia come una leva nello sforzo di rappresentare il volto di Dio; la corrispondenza dei generi poetici nel gioco di sguardi tra poeti epici, lirici e tragici: tutto si tiene negli affreschi, ove mito e storia sostengono l’intuizione dell’artista riflessa dal recupero filmico. Sulle musiche di Matteo Ramon Arevalos, scopriamo i testi di Giovanni Reale ed Elisabetta Sgarbi, con la voce recitante di Andrea Renzi. -
Se hai una montagna di neve tienila all'ombra (2010)
Cosa ne è della cultura nel sentimento degli italiani, nella loro vita concreta. Dobbiamo accontentarci della definizione formale della cultura, ovvero di un sistema di valori condiviso che soggiace ai comportamenti di una data comunità, oppure possiamo andare più a fondo; chiedere per esempio alle persone che vivono, lavorano, leggono e non leggono, amano e non amano, cosa significa per loro la parola “cultura”?
Abbiamo scelto questa strada, tenendo d’occhio, in tralice, quella formale definizione, per tentare di sorprendere il passante, per scorgere in lui una titubanza, una riflessione, una certezza, un valore, un guizzo.
In questo viaggio – che è stato un vero e proprio viaggio, un Grand tour – abbiamo attraversato molte regioni d’Italia, cercando di far parlare i luoghi oltre che le persone.
Non ci siamo mai avventurati da soli, però. In ogni luogo abbiamo chiesto aiuto a persone autorevoli, che nella cultura lavorano direttamente, che quei luoghi magari conoscono.
Novelli Dante, noi abbiamo avuto bisogno di molti Virgilio: Franco Battiato, Remo Bodei, Pietrangelo Buttafuoco, Lucio Dalla, Umberto Eco, Enrico Ghezzi, Antonio Gnoli, Piero Guccione, Francesco Merlo, Laura Morante, Giovanni Reale, Antonio Rezza, Manlio Sgalambro, Vittorio Sgarbi, Sandro Veronesi e molti altri, molti altri ancora… -
Quiproquo. Cos'è l'avanguardia? (2011)
Chi può ancora usare, senza tradire un sorriso, la parola "avanguardia"?
Avanguardia è una parola che appartiene all'archeologia della cultura, come si parlasse dei fenici che ci hanno tramandato le lettere dell'alfabeto?
Oppure è una parola che, vivendo, come vive, nell'uso comune del nostro linguaggio, designa qualcosa di ancora vivo e operante, fosse pure nel segno dell'aspirazione utopica o vagamente sognante? E le Avanguardie davvero tali, quelle che, lancia in resta, partirono all'assalto del ventesimo secolo, cosa hanno a che fare con le ultime avanguardie, le neoavanguardie, il Gruppo '63, con la Transavanguardia. E con Giotto?
E, ancor di più, cosa hanno in comune con un cardiochirurgo che brevetta un sistema per operare la valvola mitralica o con una giovane che studia nuove forme di polimeri per costruire case nello spazio? Umberto Eco, Rossana Rossanda, Ludovico Corrao, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Angelo Guglielmi, Nanni Balestrini, enrico ghezzi, Nicoletta Braschi, Pino Roveredo, il cardiochirurgo Ottavio Alfieri e molti altri: tutti, sollecitati dalle domande del filosofo Eugenio Lio, tentano di guidarci in questo felicemente esploso quiproquo dell’avanguardia.
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